Sulle Forme

Con la modellazione e la stampa 3D possiamo realizzare oggetti estremamente vari e complessi, non più legati agli standard di fabbrica né alla riproducibilità dei prodotti in grandi numeri.

I nostri progetti partono spesso da forme naturali e organiche. Quello che vogliamo è fissare un fenomeno in una forma in movimento, fluida, che ne esprima il divenire e le sue tensioni interne.

Ecco quindi, il creparsi del terreno, il crescere di una pianta, l’azione del vento, la tessitura di un tappeto o l’avvilupparsi di una fune.

Nonostante la premessa sia l’elevato tasso di tecnologia, per noi l’uso del disegno e dell’artigianalità mantiene un ruolo centrale nella fase di concezione dell’idea, nella creazione dei prototipi di studio e nella post-produzione.

A partire dall’inizio del secolo scorso abbiamo assistito ad una progressiva abdicazione dell’artigianato verso l’industria, ma ora questo processo sta invertendo la sua traiettoria e le figure dell’artigiano tradizionale e dell’industrial designer tornano a fondersi.

Per quanto figlia del linguaggio binario, paradossalmente la stampa 3d rappresenta la riscossa dell’analogico sul digitale. C’è in questa produzione una restituzione dell’imperfezione, del rumore di fondo, del disturbo che il digitale attraverso la discretizzazione del reale aveva eliminato.

Noi stiamo lavorando nel rispetto di questa imperfezione, quasi poetica, che deriva essenzialmente da micro-varianti ambientali che si verificano nel corso di un processo di stampa che dura molte ore: temperatura, umidità, vibrazioni casuali, discontinuità dei materiali di stampa, o semplici casualità. Ogni oggetto prodotto, seppur con matrice comune, è quindi unico.

Per quanto figlia del linguaggio binario, paradossalmente la stampa 3d rappresenta la riscossa dell’analogico sul digitale.